Iscriviti  

Educare un bambino alle diverse intelligenze

Non esiste una sola intelligenza! Scopriamo come accompagnare nostro figlio allo sviluppo di quelle che coesistono dentro ognuno di noi.

Mio figlio è intelligente!

No… secondo me lo è di più il mio!

Mah… a me sembra che la bambina di Erika lo sia più di tutti i nostri, guarda che bei voti prende a scuola!

Frasi come queste ne abbiamo sentite tante volte. Fanno parte dei discorsi delle mamme, dei papà, della società in generale all’interno della quale gli individui si pesano e a volte si comparano sulla base di una presunta intelligenza da poter sovrapporre e distinguere, per eccesso o per difetto, a quella altrui.

Niente di più sbagliato.

Disorientati dalla psicologia spiccia, quella non accademica e tipica di alcuni pensieri comuni non abbastanza analitici, abbiamo il vizio di credere che il discorso sull’intelligenza sia riducibile a qualcosa di molto semplice ed univoco, a tal punto da creare l’illusione che si possano sovrapporre le intelligenze di due soggetti differenti

L’intelligenza, definita anche come la capacità di adattare il proprio pensiero di fronte al mutare delle circostanze al fine di raggiungere determinati obiettivi, è in realtà qualcosa di più complesso e multisfaccettato.

Howard Gardner, psicologo e docente statunitense, ha ad esempio scardinato il vecchio concetto di intelligenza intesa come fattore unitario, elaborando una rappresentazione più dinamica che si articola in differenti sottocategorie differenzianti.

Partendo da studi effettuati su diversi bambini, dotati di differenti capacità intellettive, Gardner comprese facilmente che esistono più forme di intelligenza, ognuna basata su specifiche abilità dell’intelletto. 

Fu così che nacque la teoria delle intelligenze multiple.   

Le differenti intelligenze

Gardner iniziò a classificare le differenti intelligenze costruendo un paradigma utile all’analisi così come allo sviluppo dei soggetti.

Le intelligenze suddivise erano:

 • Intelligenza linguistica (apprendere e riprodurre il linguaggio – esprimersi)

 • Intelligenza logico-matematica (effettuare operazioni logiche, matematiche e deduttive)

 • Intelligenza spaziale (riconoscere e utilizzare lo spazio e le aree ad esso correlate)

 • Intelligenza interpersonale/ relazionale/ sociale (sapersi relazionare, saper fare gruppo, comprendere gli altri)

 • Intelligenza intrapersonale/ introspettiva (capire se stessi, i propri sentimenti, i propri intenti)

 • Intelligenza corporeo-cinestesica (saper utilizzare e coordinare il proprio corpo per raggiungere obiettivi specifici)

 • Intelligenza musicale (capacità di riconoscere, ricostruire e comporre brani musicali)

Successivi studi permisero a Gardner di osservare ed ampliare il quadro delle intelligenze, anche se solo quella naturalistica fu accetta. 

Io credo che le altre siano altrettanto interessanti, motivo per il quale le elencherò nella loro completezza:

 • Intelligenza naturalistica (riconoscere le caratteristiche del ambiente e farle proprie)

 • Intelligenza spirituale (capacità di entrare in contatto con la parte spirituale di noi)

 • Intelligenza esistenziale (capacità di riflettere sulla nostra esistenza, unendo tutte le diverse intelligenze)

 • Intelligenza morale (capacità di avere una propria morale e di saper far fronte a regole e atteggiamenti adeguati)

Gardner proseguì i suoi studi, analizzando altre possibili abilità tipiche dell’essere umano.

Interessante vedere come non solo lui ma anche altri scienziati dell’intelligenza si adoperarono in questo compito.

Mi piace ad esempio citare Ned Herrmann, ricercatore, autore e manager formativo di General Electric.

Egli formulò la teoria del Whole Brain Model, la quale ci offre ulteriori spunti sulle diverse abilità del cervello e dei soggetti umani. In questo caso abbiamo una quadripartizione delle intelligenze/ competenze (Logica – Organizzativa – Comunicativa e Visionaria) che a loro volta si suddividono in altrettante categorie.

Cito infine Raymond Cattel, autore della teoria dell’intelligenza fluida e cristallizzata. La prima si riferisce alla capacità di acquisire nuove abilità e saper risolvere problemi in situazioni nuove, indipendentemente dalle conoscenze acquisite, la seconda è invece basata sull’uso delle conoscenze e delle esperienze avute nel tempo.

Come educare i nostri figli alle diverse intelligenze 

Capite bene, come a fronte di questa nuova rivoluzione del pensiero, diventi difficile dire che un bambino è più intelligente dell’altro. È vero, qualcosa sarà sempre comparabile, ma dove magari uno eccellerà nel pensiero logico-matematico, l’altro magari lo surclasserà in quello introspettivo e relazionale.

La verità è che siamo esseri poliedrici, e la nostra educazione deve avvenire all’interno di più aree.

Educare un bambino all’intelligenza significherà capire quali sono quelle più funzionali nel suo sistema, cercando di dargli più sostegno e spazio possibile, senza però dimenticarci l’importanza del lavoro da svolgere su quelle più assopite.

Ognuno di noi, proprio come i nostri bambini, ha delle aree di dominanza e sono proprio quelle che dovrebbero dirigerci verso studi o lavori specifici, in modo da eccellere e sentirci a nostro agio. Allo stesso tempo però, come già detto, occuparci di qualcosa non perfettamente in linea con le abilità primarie, non farà che sviluppare quelle più deboli, con la conseguente riequilibrazione dell’asseto globale delle stesse.

In conclusione, non preoccupatevi troppo di fare paragoni. Cercate piuttosto di trovare attività che siano di supporto alle diverse intelligenze che pensate vostro figlio debba sviluppare maggiormente.

Un corso di teatro stimola il linguaggio, suonare uno strumento l’abilità musicale mentre giocare o fare sport di squadra l’ingegno così come gli aspetti relazionali. Insomma, per ciascuna intelligenza, attività specifiche e ben pensate.




Potrebbe interessarti anche...

I capricci : espressione necessaria nello sviluppo del bambino

I capricci possono essere un modo con cui il bambino cerca di esprimere il proprio Sè e di stabilire il proprio potenziale d’azione.

Prosegui la lettura

Insegnare una seconda lingua ai bambini

Insegnare una seconda lingua ad un bambino non è difficile! L’importante è iniziare molto presto ed aver chiari alcuni passaggi.

Prosegui la lettura

La pratica del cosleeping

Voler dormire vicini a mamma e papà non è un vizio, ma un bisogno di conforto e rassicurazioni. Soddisfarlo non significa mettere a rischio la possibilità del bambino di crescere autonomo e [...]

Prosegui la lettura


Angolo social

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere sui tuoi social preferiti!

Cerca su PRISE

Cerchi informazioni?

PRISE è anche un portale di riferimento autorevole a affidabile dove trovare: