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I capricci : espressione necessaria nello sviluppo del bambino

I capricci possono essere un modo con cui il bambino cerca di esprimere il proprio Sè e di stabilire il proprio potenziale d’azione.

Gestire i capricci e le urla di un bambino sono una delle prove dell’essere genitori. Di fronte a tali situazioni si può perdere la pazienza e in preda all’ansia, pensare che il proprio bambino abbia qualcosa che non va.

Verso l’individuazione di sè 

Con i primi passi e le prime parole, il bambino inizia a essere consapevole che il suo sé è diverso da quello dei genitori, e cerca di manifestarlo in ogni occasione. Ma al tempo stesso si sente ancora piccolo e indifeso. E' questa una fase delicata e una tappa obbligata del processo psicologico di separazione-individuazione e per il piccolo è molto importante sentirsi compreso. I capricci nascono all’interno della relazione, si svolgono all’interno di essa e mirano a modificarne qualche aspetto importante.

Quando il bambino adotta un comportamento capriccioso, vuole forzare e saggiare i limiti della relazione instaurata con la figura di riferimento. Tende cioè a mettere alla prova l’adulto, per testarne la forza e la fermezza del “no” .

L’osservazione attenta del bambino e la comprensione empatica

L’essere compresi è proprio uno dei bisogni fondamentali dell’uomo. Pertanto il primo passo da compiere per capire meglio i capricci e allo stesso tempo il più difficile, è essere dei buoni osservatori. Osservare i propri figli, conoscerli giorno per giorno, mantenendo al contempo un occhio critico, consente di imparare a valutare i loro comportamenti. 

La pediatra e psicologa americana Claudia M. Gold, spiega come il genitore debba sforzarsi di comprendere il piccolo “tenendo il bambino nella mente”, cioè immedesimandosi e provando empatia per lui. E’ necessario imparare a guardare il mondo con gli occhi del bambino, cercando di capire perché urla, piange o disubbidisce, consapevoli che ogni capriccio cela una motivazione profonda di disagio e bisogno.

Davanti a un capriccio sarebbe bene che il genitore non perdesse mai la calma e prima di agire si immedesimasse nei pensieri e nelle paure del piccolo, tenendo presente che pianti e capricci fanno parte della normale fase evolutiva del bambino. I bambini, fin da neonati, sono spugne; assorbono parole e atteggiamenti dei genitori. Se questi, durante una situazione di crisi del bambino, si fanno sopraffare da rabbia, delusione e nervosismo, trasmetteranno al bambino insicurezza e provocheranno inevitabilmente comportamenti ancora più "problematici". Le urla, i pianti e le scenate sono, infatti, gli strumenti a disposizione del bambino per esprimere emozioni per lui molto forti.

Perché non ha le parole sufficienti per esprimere ciò che prova o le risorse e le competenze per incanalare o gestire tali vissuti. 

La Gold sottolinea l’importanza dell’accettazione di queste manifestazioni come una parte necessaria del percorso. Una parte non facile, che a volte mette davvero a dura prova la pazienza dell’intera famiglia, ma che fa parte della relazione tra genitori e figli. 

Un’occasione di crescita emotiva 

In quest’ottica si potrebbe addirittura ribaltare il punto di vista, pensando ai cosiddetti capricci come a un’opportunità.

L’occasione per aiutare i bambini ad esprimere desideri ed emozioni in modo diverso. Per aiutarli a gestire e incanalare la frustrazione, la delusione e la rabbia. Per insegnare loro a non farsi travolgere dalle emozioni e per aiutarli a trasformare le urla in parole.





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